|
|
Se ci cimentiamo a parlare di un intero anno, invece che di fatti giornalieri, possiamo anche allargarci a parlare di una città, invece che del nostro piccolo paese.
Il 2008 finisce sotto un terremoto. Economico, politico, sociale. Niente di grave, nel senso, a parte coloro che sono rimasti sotto le macerie. E’ da tenere in considerazione che è successo, ma è inutile piangere sulle conseguenze. Si deve continuare a combattere.
Come al solito il terremoto è ingiusto, come tutte le cose del mondo che cerchiamo di cambiare, ed ha prodotto più danni proprio nei luoghi in cui già era presente il marcio, la decadenza. Tra i tanti luoghi, la città a cui apparteniamo, culturalmente, fisicamente, umanamente: Napoli. Tante e tante sono state le scosse che, in questo anno, si sono abbattute sulla città. Che essendo di per sé già piena di palazzi fatiscenti ed edifici diroccati, non ha potuto far altro che crollare sotto gli urti in successione che l’hanno colpita. Su tutti i versanti, non possiamo far altro che rilevare quanto sia veramente diventata un cumulo di macerie e quanto su queste macerie gli sciacalli del Nord hanno costruito i loro impianti razzisti ed egoistici. E’ chiaro che non ci sono parole in difesa dei fatti che hanno visto protagonista in negativo, Napoli in Italia e nel mondo. Così come purtroppo non ci sono mai parole quando c’è qualcosa di positivo. Premesso questo però mi viene da pensare che nonostante tutto, nonostante tutto, non ce la faranno a distruggerla. Si perché, forse non è tanto palese, ma l’intento è anche quello. Vuoi per scrupolosa scelta, vuoi per meschini interessi economici, Napoli, la provincia e la regione, ingozzata di rifiuti tossici del Nord, dileggiata culturalmente e socialmente profittando di fatti infelici a tratti anche contraffatti, demolita economicamente dall’economia globale, abbandonata nelle mani del “Sistema” e di politici corrotti e papponi. Appunto, nonostante tutto, resiste. Resiste, perché Napoli è nata sulle contraddizioni e anche nel suo massimo splendore di capitale Europea, che all’epoca significava del mondo, ha sempre trovato nelle sue contraddizioni il suo motivo d’esistere. E’ di questo stesso parere anche uno scrittore napoletano, Erri De Luca, che paragona questa città a più strati a Gerusalemme. E oggi come oggi, visti gli accadimenti, ci sentiamo ancora più vicini a quelli che sono gli abitanti di quelle terre.
Come dicevamo, non ci spaventa il futuro, per quanto negativo, ne il nostro, ne della nostra città. Città nella quale riponiamo la nostra salvezza. Qualsiasi cosa accadrà e faremo, ci vedrà fare un lungo percorso. Chi vuole può portarsi zaino e scarponi, perché la strada è lunga, ma è tutto quello che ci serve, la strada. Non ci si illuda però che saremo noi a salvare la città, sarebbe troppo presuntuoso. E’ la città che salverà noi. Per questo a lei ci affidiamo: Napoli liberaci dal male.
Ricordiamo che oggi ricorre l'anniversario della morte di Giuseppe Fava ucciso il 05/01/1984 dalla mafia.
